
Il banco della friggitoria sta all'angolo del mercato, sotto un tendone verde. Nico indica una palla di riso dorata e la chiama arancino, come a Catania. La signora dietro il banco lo corregge subito, senza cattiveria.
“Qui è arancina, femminile, perché sembra una piccola arancia”, dice lei. Un uomo in fila alza il dito e difende invece la parola arancino. Il mercato intero sembra pronto a litigare per una vocale.
Nico paga due euro e riceve la palla calda dentro un foglio di carta. Dentro ci sono riso giallo, ragù, piselli e un cuore di formaggio. Lui morde piano e capisce che il nome adesso conta poco.
La signora gli mette in mano un tovagliolo in più e sorride. “Torna domani e chiedila con la a”, dice, quasi come un ordine. Nico esce dal mercato con una parola nuova e una vecchia sbagliata.
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