
Alle undici di domenica la farmacia di Scilla è chiusa, con un foglio sulla porta. Teo ha la febbre da tre ore e una tosse che non lo lascia parlare. Rosa cammina piano perché la caviglia destra è gonfia dal bosco.
Il foglio spiega quale farmacia è di turno e dove comprare le medicine. A undici chilometri di macchina la porta è aperta, e la coperta resta dietro. Martina lavora nella farmacia di turno e, con gli occhiali sul naso, guarda prima Teo e poi Rosa.
“Non ho una malattia, ho solo un raffreddore e la gola chiusa dal freddo”, dice Teo. Rosa gli mette una mano sulla fronte e sente la pelle bollente. “Prima lui, e se la febbre non scende chiamiamo il dottore di guardia”, decide Martina.
Il termometro segna trentanove e due e Martina smette di sorridere. Prepara sciroppo, due pastiglie, cerotti e una cura di tre giorni. “Così non si guida fino a domani”, dice, “e quel dolore al piede vuole riposo, non altre pastiglie.”
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