
Dalla finestra del bar entra una luce calma. Teo è un ragazzo di Torino e posa il telefono con una faccia seria.
Chi conta è Rosa, con un dito sul bicchiere. “Quindici minuti, poi torniamo in strada.”
Teo copia un numero sulla tastiera. Sbaglia una lettera, aspetta un secondo e riprova. Il messaggio non parte, ma il telefono non è morto.
“È una cosa piccola”, aggiunge Rosa. “Non serve correre, e non serve fare quella faccia.”
Teo guarda il menù verde e trova la riga giusta. Scrive di nuovo, più lento del solito. Questa volta arriva una risposta dall'albergo.
“Camera confermata”, domanda lui. “Siamo veloci?”
“Siamo abbastanza veloci”, risponde Rosa. “E siamo ancora seduti, che è meglio. Il telefono ha capito anche senza paura.”
Fuori passa un autobus. Teo mette il telefono nella borsa e prende il biglietto per la fermata vicina. Prima di uscire beve un sorso d'acqua e respira.